Luoghi dell’anima
Melicuccà e le geografie interiori di Lorenzo Calogero
Non esistono solo luoghi geografici: esistono anche luoghi interiori, spazi invisibili in cui nascono ispirazioni, visioni, emozioni. I Luoghi dell’anima vengono esplorati durante la Festa della Poesia “Lorenzo Calogero” attraverso escursioni ed esperienze artistiche immersive e collettive.
Melicuccà, nella città metropolitana di Reggio Calabria
Melicuccà sorge in una piccola valle sulle pendici settentrionali dell’Aspromonte. Sono incerte le notizie sulla sua fondazione, ma nei pressi del borgo si trova il complesso della Grotta di Sant’Elia lo Speleota, risalente al X secolo d.C., con i resti del contiguo cenobio basiliano e delle fabbriche annesse (cantina, mulino, necropoli, palmento, ecc.), una delle più cospicue testimonianze archeologiche della grecità bizantina nella Calabria meridionale. Il toponimo del paese deriva probabilmente dalla pianta del bagolaro (in greco melikokkos), ma la suggestiva convinzione che Melicuccà significhi “conca di miele” si è radicata negli abitanti del luogo ed è durata fino ai nostri giorni. Tra il medioevo, epoca della latinizzazione e del feudalesimo, e la prima età moderna l’area passa rispettivamente sotto la sfera d’influenza normanna, sveva, angioina e aragonese: Melicuccà diviene una Commenda (beneficio ecclesiastico), e tra il 1275 e il 1279 è assegnata alla confraternita dei Cavalieri gerosolimitani di Rodi, poi Cavalieri di Malta, che la reggeranno fino al 1806, quando la nuova legge napoleonica abolirà definitivamente tutti gli antichi privilegi feudali. Nel frattempo Melicuccà, dopo i fasti barocchi – epoca del compositore Michelangelo Falvetti, che qui nasce verso il 1642 – di cui sono traccia i palazzi e i resti delle chiese rimasti in piedi dopo il devastante terremoto che nel 1783 distrusse quasi completamente il centro storico, è divenuta la cittadina rurale e artigianale evolutasi nel paese come oggi lo conosciamo. In questo contesto nascono i due più noti letterati melicucchesi (che infatti si conoscono e si frequentano), rispettivamente nel 1908 e nel 1910: Giuseppe Fantino, critico e romanziere, e Lorenzo Calogero, medico per professione e poeta per vocazione, ispiratore e nume tutelare della Festa della Poesia.
Il centro storico, le vie del borgo
Le chiese, le fontane, i muretti di pietra: spazi quotidiani, oggi elevati a luoghi letterari. Camminare per Melicuccà significa percorrere le stesse traiettorie interiori che hanno dato forma ai versi di Lorenzo Calogero. Ogni strada, ogni angolo conserva qualcosa dell’infanzia e del tormento del poeta: l’ex Chiesa di San Rocco (suggestivo edificio barocco scoperchiato, già oggetto di un restauro conservativo al fine di poter ospitare eventi e spettacoli all’aperto entro le mura perimetrali), l’attigua Piazza Tocco con l’omonima fontana monumentale con acqua oligominerale di sorgente aspromontana, la Fontana Rimatisi con gli antichi lavatoi, costeggiando le “case palazziàte” e i “catòi” (testimonianze di remota architettura della civiltà rurale e artigianale) che si possono ammirare passeggiando per le “rughe”, le viuzze del centro che conservano ancora la topografia originale.
Il paesaggio e l’anima: i luoghi simbolici nel territorio
Ogni luogo diventa un paesaggio dell’anima, sublimato nelle parole del poeta Lorenzo Calogero. Il territorio in cui sorge Melicuccà è caratterizzato dalla presenza di due aree geografiche protette: andando verso il mare e Bagnara Calabra (paese della madre di Lorenzo Calogero), la zona della Costa Viola e del Monte Sant’Elia; muovendosi verso l’entroterra, il Parco Nazionale dell’Aspromonte. Nelle immediate vicinanze del borgo è possibile visitare numerosi siti di interesse storico e naturalistico, come l’antica Piana degli Ulivi, il sentiero Paparone, la Grotta di Sant’Elia, le Cascate Pagaria e le Cascate Tre Mulini, meta di escursioni anche durante la Festa della Poesia.
Perché vivere i Luoghi dell’anima?
Perché in un mondo saturo di stimoli esterni, serve uno spazio per tornare dentro di sé.
Perché la poesia non si legge soltanto: si attraversa, si abita, si ascolta.
Perché ogni luogo, se vissuto poeticamente, può diventare un rifugio dell’anima.
